Domenica, 07 Settembre 2014 19:03

Storia dell'aloe

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La parola aloe ha la radice di origine greca àls, alos ed è arrivata a noi dall’arabo alloeh nome conferitogli dalle popolazioni arabe.

Il termine all’origine significa “amaro” o “trasparente” poiché il suo sapore è amaro e al suo interno la pianta ha un gel trasparente. La pianta d’aloe ha una storia millenaria ed è stata venerata da molto popoli, fin dai tempi degli assirobabilonesi veniva utilizzato per risolvere i disagi provocati dalla mancata digestione di cibi avariati. È possibile risalire alla prima testimonianza scritta riguardante la pianta d’aloe su delle tavolette con su scritto in caratteri cuneiformi “Le sue foglie assomigliano a foderi di coltelli”, trovata i Nippur a sud di Baghdad. I sumeri fin da subito hanno riconosciuto la sua importanza e la utilizzavano a fine terapeutici. Gli egiziani piantavano l’aloe all’ingresso delle piramidi per indicare ai faraoni la via da percorrere per raggiungere il Re o la terra dei morti. Inoltre veniva utilizzata sia come purgante in associazione con altre erbe che dalla regina Nefertiti e Cleopatra come cosmetico per la bellezza fisica.

Anche gli Ebrei appresero i benefici dell’aloe, infatti il re Salomone la coltivata per fini terapeutici. Alessandro Magno invece utilizzava l’aloe per curare le ferite dei suoi soldati durante le campagne militari. L’aloe viene citata anche all’interno della Sacra Bibbia soprattutto per la preparazione di unguenti di tipo curativo. In Estremo Oriente invece l’aloe veniva utilizzata per preparazione di unguenti terapeutici come per la medicina ayurvetica e anche di incensi profumati. Dal Medioevo fino ai giorni d’oggi i monaci hanno tramandato l’importanza della proprietà dell’aloe ad uso medicamentoso.

Cristoforo Colombo anche apprese il suo beneficio e utilizzò il gel ricavato dalla pianta d’aloe come protettivo per la pelle. Con il positivismo e con l’avvento e la scoperta delle medicina con approccio scientifico l’aloe e tutte le piante naturali vennero considerate solo come trattamento palliativo fino a quando nel 1851 i ricercatori Smith e Stenhouse dopo studi scientifici individuarono il principio attivo (aloina). Nel XX secolo l’aloe veniva utilizzato per lenire e curare più problematiche tra le quali eczemi, ustioni, ulcere del femore e inoltre utilizzata come disinfettante.

Successivamente vennero fatti molti studi su questa pianta, tanto che Creston Colins dimostrò che poteva dare un grande beneficio a coloro che erano esposti alle radiazioni. Alla fine degli anni Cinquanta i prodotti a base di aloe iniziarono ad essere commercializzati, fino ad allora non era stato possibile a causa dell’emivita breve della polpa d’aloe che andava incontro ad ossidazione. Colui che riuscì a scoprire il meccanismo di conservazione attraverso l’incubazione del gel e con aggiunta della vitamina C fu Coats. Alcuni sopravvissuti alla seconda guerra mondiali e quindi alla bomba nucleare utilizzarono l’aloe per curare e lenire le ustioni provocate. In base a questo il Ministero della Sanità Americano decise di riconoscere le proprietà rigenerative tissutali dell’aloe.

Negli anni 80 gli studi sull’aloe sono incrementati sempre più riuscendo a individuare le maggiori sostanze nutrienti dell’aloe ma soprattutto un polisaccaride dell’aloe con grandi potenzialità. Ai giorni d’oggi l’aloe è sicuramente utilizzata per la cura di più patologie e problematiche, studi dimostrano l’efficacia dell’aloe come rimedio per bloccare l’ espansione delle cellule cancerogene, in particolare per i tumori di origine neuroectodermica, inibendo la loro crescita.

Letto 489 volte Ultima modifica il Lunedì, 21 Novembre 2016 10:59
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